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Petit Poucet fuit sous les bombes/ POLLICINO SCAPPA SOTTO LE BOMBE

Inviato da Sylviane Amiet il

 

POLLICINO SCAPPA SOTTO LE BOMBE

 

Ci commuovemmo vedendo l’immagine di Aylan, morto sulla spiaggia turca, ci commuovemmo vedendo il bambino ricoperto di terra e fango salvato miracolosamente dai soccorritori il cui sguardo smarrito ci interrogava.

La commozione dura lo spazio di un giorno ma i bambini continuano a scappare, a morire, a finire in mano ai trafficanti.

L’orrore di Aleppo è forse la più grande tragedia umanitaria dall’inizio del conflitto siriano, con migliaia di persone intrappolate nell’inferno e la comunità internazionale che rimane inerte. 

Vittime soprattutto i civili: donne, uomini e bambini disarmati che stanno pagando un prezzo altissimo in un conflitto che pare senza fine. Oltre mezzo milione di morti dal 2011 e la metà della popolazione  costretta a lasciare il Paese ricevendo, il più delle volte, un’accoglienza indegna in Europa.

Una guerra presentata  semplicisticamente come di “tutti contro tutti” per mascherare gli interessi strategici e le politiche di potenza in un’area la cui instabilità è funzionale a chi si arricchisce con l’industria bellica e con l’accaparramento selvaggio delle risorse. Le atrocità di Daesh, il fondamentalismo  jihadista, che nega ogni libertà, l’arroganza militare e politica di Assad e dei suoi alleati, la Russia in primis, le ambiguità di Stati Uniti e Turchia sono le facce di un’unica grande guerra, combattuta in primo luogo dalle multinazionali e dai potentati finanziari per l’esproprio delle risorse e che vede anche l’  Italia coinvolta nel rifornimento di armi a Paesi che finanziano direttamente il fondamentalismo , come l’Arabia Saudita, nel sanguinoso conflitto yemenita.

Dobbiamo scendere in piazza per chiedere di fermare l’orrore di Aleppo e la creazione immediata di canali umanitari per consentire alle popolazioni civili di rifugiarsi in luoghi sicuri. Chiediamo di fermare  la guerra, i bombardamenti ed i massacri che continuano a susseguirsi, il rifornimento di armi. Chiediamo  il rispetto dei diritti vitali, chiediamo all’Unione Europea di non ignorare la tragedia dei profughi e di rimettere in discussione il Trattato con la Turchia che consente a quest’ultima di gestire i flussi migratori dall’Asia verso l’Europa.

Come in ogni tragedia sono i bambini e le bambine  a pagare il prezzo più alto. Bambini e bambine uccisi, feriti, orfani, in fuga, senza acqua, senza cibo, senza scuola.

Rendono meno dignitosa la vita di ciascuno di noi, segnata dalla vergogna di non averli protetti.

I bambini di Siria, vittime della Storia e dell’indifferenza degli adulti, ci interrogano. Interrogano soprattutto noi che, come educatrici e educatori, abbiamo spesso cercato le tracce di “Pollicino nella storia” ritrovando tragedie che mostravano bambini e bambine deportati, chiusi come schiavi nel lavoro delle fabbriche  e delle miniere, orfani, approdati da soli sulle nostre coste.

La storia non dovrà vederci spettatori passivi di fronte alla tragedia dei bambini e delle bambine di Siria.                                               

 

                      MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA ( M.C.E.) 

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